STORIA

Ed eccoci finalmente alla Storia e, di conseguenza, alle testimonianze artistiche di cui la nostra Valle abbonda. Faremo dei salti nel tempo, non pretendiamo di essere completi, ma solo di stuzzicarvi un po’ la curiosità.

 

Non abbiamo molte notizie del periodo preromano, siamo certi che questa valle, per la sua posizione strategica, fosse già abitata da secoli, prima che qui giungessero i Romani. Plinio il Vecchio ci dice che questa zona faceva parte della REGIO V PICENUM, dominio di una popolazione di origine Sabina, e che comprendeva qui le terre fra l’Aterno ed il Vomano e su a nord fino a Senigallia, più o meno. Queste zone erano note come Agro Pretuziano, Palmense o Atriano. Plinio ci informa anche della presenza di altri popoli, Siculi e Liburni, Osco-umbri e Galli. Noi aggiungiamo gli Etruschi, ipotesi dello storico Gianmario Sgattoni. Per chi volesse approfondire, consiglieremo anche un bibliografia di testi relativamente facili da reperire.

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Per quanto riguarda il Medioevo, le prime notizie certe sui castelli ed i feudi della Valle sono, come sempre vale per le nostre zone, nel Catalogus Baronum (circa 1150) del buon Ruggero II di Sicilia. Da lì appuriamo ad esempio che Tuscitia (tenet) feudum duorum militum. Cioè Tossicia, antica capitale della Valle (non ce ne vogliano gli amici e le amiche degli altri comuni, il nostro storico è di Tossicia ed ogni tanto si lascia prendere dal campanilismo) era già feudo ed era tenuta a pagare per due Milites, cioè i soldati a cavallo. Sappiamo che si pagava un Miles ogni 24 famiglie, quindi il nucleo era composto da almeno 48 famiglie. Niente male per l’epoca.

 

Il feudo della Valle venne tenuto, con alterne fortune, dai De Palla Aurea di Pagliara, dagli Orsini, dai Colonna, in un balletto tipico dei possedimenti all’epoca. I contadini spesso non sapevano quale padrone servissero, ma questo di certo non li avrebbe aiutati a superare l’intollerabile fatica del lavoro nei campi. Sappiamo ormai quasi con certezza che intorno al 1215 venne nelle nostre zone Francesco d’Assisi, per sanare dei conflitti fra nobili. Si dice abbia fondato due monasteri, uno a Isola del Gran Sasso, primo nucleo di quello che è oggi il convento di San Gabriele, uno a Tossicia, i cui resti sono visibili presso il locale cimitero. Nel 1525, dopo i noti contrasti fra i Francesi e gli Spagnoli, riconoscibili anche nei dialetti e nella toponomastica locale, il feudo della Valle divenne Marchesato e fu concesso a Don Ferrante de Alarçon (la cui figlia, Isabella, andrà in sposa a Don Pedro Mendoza ed ecco spiegata la presenza di questa nobile famiglia nella Valle), nobile spagnolo al servizio di Carlo V, distintosi nella battaglia di Pavia prima e nel Sacco di Roma poi. Resteremo un feudo spagnolo fino alla soppressione dei feudi, con alterne lotte intestine fra Isola, gelosa del prestigio della capitale, ma più ricca e Tossicia, restia a cedere i suoi privilegi al vicino castello. Una rivalità che è molto sentita ancora oggi ma che, fortunatamente, sta sparendo.

 

Come marchesato, questa Valle ed i suoi feudatari dovevano sovrintendere al controllo dei confini. La giurisdizione del Marchese giungeva fino all’attuale Val Vibrata, ed è inutile dire che all’epoca le strade non erano proprio sicure come oggi. Intorno al ‘500 in queste zone , come in tutto il centro Italia, imperversavano bande di Briganti, in zona la più nota era quello di Marco e Luca Sciarra, da Rocca Santa Maria. La triste fine dello Sciarra, tradito da uno dei suoi luogotenenti mise fine ad una vera e propria leggenda, tant’è che in zona sono state diverse le rievocazioni storiche che lo avevano come protagonista, da Padula a Civitella del Tronto, passando per Castelmaidetto.

 

Sappiamo che nei primi anni del 1600 stazionavano fisse diverse compagnie di soldati, una delle quali guidata dal comandante Marcantonio Colonna, chiamate dai notabili locali per vegliare sui commerci e sulle strade, a causa appunto delle numerose bande di pastori-briganti. La Valle seguirà le alterne fortune della famiglia Alarçon y Mendoza, oltre ad ingerenze di diverse famiglie romane, più o meno fino al 1806, anno in cui Giuseppe Bonaparte porrà fine al feudalesimo.

 

Va in questa sede ricordato l’illustre cittadino tossiciano Giorgio Vincenzo Pigliacelli, insigne avvocato e giurista. Nato a Tossicia nel 1751 da nobile famiglia, dopo gli studi al collegio dei gesuiti di Atri. Conseguirà un dottorato in legge a Napoli nel 1772 e nel 1799, quando viene proclamata la Repubblica Napoletana, viene nominato Primo Giudice della Commissione militare. Il 18 aprile dello stesso anno viene nominato Ministro di Giustizia e Polizia. Come purtroppo sappiamo, però, la breve stagione della Repubblica terminerà il 13 giugno, con la restaurazione della monarchia ed il ritorno sul trono di re Ferdinando, anche grazie all’aiuto delle truppe britanniche. Pigliacelli, per aver ricoperto una delle principali cariche, viene arrestato e condannato alla pena di morte che viene eseguita il 29 ottobre 1799 nella storica piazza del Mercato di Napoli, dove pochi mesi prima aveva subito la medesima sorte Eleonora de Fonseca Pimentel.

 

Nel 1861 tutta i comuni della Valle, con altrettanti plebisciti, votarono l’annessione al neonato regno d’Italia. Il fenomeno del brigantaggio di matrice borbonica qui si fece sentire meno, nonostante la vicinanza con Civitella del Tronto, ultima fortezza borbonica ad arrendersi alle truppe piemontesi. Durante la prima guerra mondiale numeroso fu il tributo di vittime locali, come si può constatare leggendo i nomi presso i vari monumenti ai caduti; ancor più alto, come si immagina, il numero di vittime, civili e militari, durante i tragici eventi della seconda guerra mondiale, l’occupazione tedesca, l’istituzione di campi di detenzione a Tossicia ed Isola del Gran Sasso. Fortunatamente, ancora per qualche tempo, queste sono notizie che possiamo chiedere ai ricordi dei nostri aziani, patrimonio inestimabile, oltre che agli storici locali, sempre esaustivi e preparati. Non vi resta che approfondire la conoscenza facendo una passeggiata da noi!